BREVE SINTESI DI UN’AVVENTURA: LA GRANDE CORSA BIANCA

Partecipare alla Grande Corsa Bianca, nello specifico l’80 km che da Monno, passando per il Mortirolo e il Pianaccio, conduceva al traguardo di Ponte di Legno l’ho sempre considerata, fin dalla sua preparazione, più come una grande avventura che come una gara vera e propria.

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Perché esperienze come questa credo non debbano essere fatte con la smania della competizione, con l’ossessione del risultato. L’obiettivo mio e di Indi, il mio Siberian Husky, era farcela, arrivare fino al traguardo! E ce l’abbiamo fatta.

In fondo considero la pura competizione (anche a livello sportivo) come una cosa deleteria, al pari del conflitto armato. Quando c’è solo la competizione, la voglia di fare risultato, l’ossessione del tempo ci si perde la bellezza di vivere il momento presente!

La partenza da Monno, dalla piazza del piccolo paesino, è stata entusiasmante. Le tante persone pronte alla linea di partenza, i saluti, la carica e la gioia della gente (in gara e no) sono stati formidabili. Al via molte persone, chi con le fatbike, chi con gli sci d’alpinismo, chi a piedi. Ma le sensazioni più belle le ho vissute quando intorno a me non c’era praticamente più nessuno: io, Indi, le salite, il bosco e un alternarsi di neve, ghiaccio e mulattiere sterrate (con me Francesca, ad Ira e Sean, anche loro Siberian Husky, con la quale ho condiviso questa camminata passo dopo passo). Nel bel mezzo della notte il cielo stellato ha offerto davvero un grande spettacolo: non credo vi siano aggettivi o superlativi per descrivere tutto ciò! Percorrere questi chilometri a piedi, in quelle condizioni, e 2.600 metri di dislivello è sicuramente un’esperienza che mi porterò nel cuore.

Indi, con imbrago e linea attaccato alla mia cintura, tirava! Grazie a lui, le salite con le loro pendenze erano praticamente impercettibili, ma le discese si facevano ostiche: sia per la pendenza di alcune, sia per la cospicua presenza lungo il trail di lastre di ghiaccio, spesso difficili da aggirare. Le discese ci hanno quindi rallentato parecchio. Ma dico, in tutta onestà, che senza il lavoro e l’aiuto del mio Indi non avrei mai terminato il percorso.

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Il silenzio, il tempo dedicato a se stessi, aprono la mente a riflessioni e a orizzonti nuovi. Capisci cosa vuoi fare e cosa vuoi vivere: le strade sono complesse, tortuose ed ostiche. Gli ostacoli enormi, ma ciò che esperienze come questa insegnano è che lavorare, rimanere concentrati e fedeli a se stessi e al proprio scopo ripagano sempre. Con la testa e la volontà tutto è possibile. Non è forse vero che la fede fa spostare le montagne?

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Anche in una gara come questa, in solitaria e in autosufficienza, non sono mancati momenti di aggregazione e dialogo: lungo il percorso si incontravano alcuni concorrenti che, incuriositi dai cani, innescavano una piacevole chiacchierata che faceva venir meno la sensazione di fatica. Così come all’arrivo nei vari check point, allestiti per l’occasione in malghe, rifugi e baite. Ovviamente, le cure e le attenzioni più premurose le avevano giustamente i cani. Perché, come ripeto sempre, quando si fanno esperienze sportive coi cani, loro sono i primi e gli unici atleti.

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Arrivare, col buio, presso il Rifugio del Lago al Mortirolo è stato come avere una di quelle immagini talmente belle da sembrare irreali, quasi idilliache: tutt’intorno la neve e l’unica luce era quella che proveniva dalle finestre del rifugio in legno. Un’atmosfera d’altri tempi. Un’avventura quasi anacronistica di cui si trova scritto solo nei libri. All’alba e durante tutta la mattinata abbiamo goduto dello spettacolo offerto dal sole e dal paesaggio del Pianaccio, con una discesa che sembrava non finire mai. Ma alla fine siamo riusciti ad arrivare a Ponte di Legno, ad essere al traguardo.16939290_787662644733733_7623353855365583372_n

Consiglio a chiunque abbia un cane e la volontà di allenarsi di provare a vivere un’avventura come questa: 75 km, con temperature notturne tra i -15° e i -18°, salite, neve, terra, ghiaia, ghiaccio. Ma tutta questa fatica, è e sarà sempre ripagata! Perché vedere il proprio cane felice di faticare con me, con noi, con te è la più bella delle soddisfazioni.

Pensiamo di ripeterla anche l’anno prossimo! Per ora la testa e le energie, mie e dei cani, vanno alle prossime imminenti avventure!

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