ORIZZONTI LONTANI – PARTE PRIMA –

La sintesi di un viaggio appena iniziato

 

Passare giorni coi propri cani è sempre qualche cosa di molto stimolante, molto soddisfacente. E lavorare con loro, camminare con loro diviene un gioco, un momento di condivisione…

Il nostro camminare ha portato i cani e me a percorrere 32.56 km e 1872 m di dislivello in un tempo effettivo di 7h79’82’’. Nonostante ciò, ci siamo goduti al meglio i giorni. E’ stato un dogtrekking in solitaria: questo significa noi (io, Indi e Ciuk) e nessun altro. Niente Gps, niente mappe satellitari, niente connessioni e niente tecnologia. Solo un telefono per eventuali emergenze. Perché tutto questo? Per riscoprire un valore fatto di connessione autentica con la natura e quanto ci sta intorno, quanto vive in essa. Non una blanda e vacua connessione virtuale.

Le sensazioni e le emozioni sono state fortissime. All’arrivo al primo punto di sosta, a 990 m d’altitudine circa, ho velocemente montato la tenda. I cani allo stakeout e gli ululati, nonostante la salita di un’ora, si facevano insistenti. Il tempo di mangiare qualcosa e – causa l’avvicinarsi del temporale – ci siamo subito rifugiati in tenda, per la gran gioia dei miei due Siberian Husky.

Tra il vento e la pioggia abbiamo trascorso una buona notte, circondati dai caprioli che non mancavano di farci sentire la loro presenza. Al mattino alle 6 eravamo già fuori dalla tenda, abbracciati da un’alba dai colori caldi che contrastava col freddo dell’aria (6° circa).

Il secondo giorno di dogtrekking ha previsto un percorso più impegnativo, arrivando a circa 1100 metri di quota: le discese, come sempre quando si hanno due cani legati alla cintura, sono sicuramene le parti più impegnative, e in questa seconda giornata sono state numerose e molto ardue. Eppure, ho la fortuna di avere due ottimi cani che, nonostante la foga di andare, rispondono bene allo stop e al comando del rallentare. La giornata non è risultata nemmeno troppo calda, sempre accompagnati da un leggero venticello prealpino.

Per la seconda notte, dopo aver montato la tenda, ho optato per un piccolo fuoco non molto distante, per sfruttare il calore e rendere l’interno più caldo, soprattutto in previsione della forte escursione termica e dell’imminente calo di temperatura. Io stavo lì, seduto in terra, tra castagni e faggi, in mezzo a Indi e Ciuk ad osservare la fiamma. Niente pensieri, niente preoccupazioni. Il mondo civile, così carico d’astio e falsità era lontano; solo un ricordo. La civiltà, una delle cose più pericolose che possa mai esistere, non era altro che qualcosa di lontano, uno sbiadito ricordo. Tutto, in quel bosco, su quella montagna, era così semplice, così vero…e il carattere umano perdeva tutti i suoi più miserevoli difetti. Respiravamo libertà, eravamo libertà (e forse, lo siamo tutt’ora); le forze oscure della terra si manifestavano in tutta la loro grandezza. I miei cani così fieri, così concentrati e rilassati allo stesso tempo! Un mix di forti emozioni difficili da descrivere persino per il più quotato romanziere. E ci preparavamo per la notte, pensando all’indomani, alla tappa più lunga.

Dormire in tenda coi cani è qualcosa di magico: loro la concepiscono come una piccola tana, una Jaranga, e ti si poggiano contro, coricandosi l’uno di fianco l’altro.

Il terzo e ultimo giorno di cammino è stato il più difficoltoso, ma probabilmente il più bello: sali e scendi lungo pendii e piccoli monti, attraversando anche piccoli paesi. Qui si era in continua compagnia di ruscelli d’acqua, torrenti e laghetti. I momenti di solitudine e silenzio che ci hanno accompagnato sono stati molti; eppure sono esperienze come queste che ti fanno comprendere il bisogno vero della relazione con l’altro. Sono esperienze come queste che ti fanno capire alcuni valori fondamentali, anche nei rapporti umani. Tra i tanti pensieri associativi mi è tornata alla mente l’immagine di un’opera del grande artista francese Georges Rouault; in una sua importantissima incisione, ebbe il coraggio di chiedersi: Chi non si maschera?

Un’esperienza sicuramente da rivivere con più frequenza. Non si tratta solo di un trekking coi cani; non è solo una camminata in solitaria. No, ma un viaggio insieme ai miei Siberian Husky: un viaggio che è stato l’inizio di un cammino anche interiore… perché in mezzo alla natura le risposte che si ricevono sono molte, sta a noi saper cogliere, saper vedere, saper ascoltare! Sicuramente questo è solo l’inizio. Aspettare e Sperare.

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