SULLO SLED-DOG (SUL MUSHING) E DINTORNI…

Lo sled-dog. I cani, la neve e la slitta: l’obiettivo di ogni musher! Mi sono interrogato in questi ultimi mesi, osservando e dialogando con diversi mushers, cosa sia lo sled-dog. Sul mushing e sulla figura del musher ho già avuto modo di esporre il mio pensiero: sia per iscritto, sia pubblicamente (con amici e conoscenti).

1. Il musher Marco Ossola e il suo team di Hound Norvegesi durante la Traversata Balla Coi Lupi ed. 2016

Ma lo sled-dog cos’è? Come ricorda la parola inglese, si tratta dell’attività di andare in slitta coi propri cani da slitta. La prima cosa che ho notato è che lo sled-dog non è in via esclusiva un “fare le gare”, né indissolubilmente legato alle gare. In secondo luogo esso è altresì strettamente connesso alla neve e alla slitta: ogni musher che si rispetti ha, ovviamente, la neve e la slitta tra i suoi massimi obiettivi. Ammiro e trovo eccezionali quei mushers che fanno centinaia di chilometri quasi ogni settimana e ogni notte per assecondare la voglia di neve e di sled-dog dei propri cani. Che condividono la loro vita coi cani. Felici di conoscerne diversi: e di chiamare alcuni di loro amici.

2. A sinistra: il musher Lele Scarioni con uno dei suoi cani da slitta; a destra: uno dei suoi stakeout immerso nel silenzio della natura

Come ho scritto poc’anzi, non ho trovato legami stretti tra lo sled-dog e il “fare gare”. Questa forse è l’ennesima prova che il mushing non è un’attività sportiva! Non può essere uno sport. È uno stile di vita; e lo sarà sempre, fino a quando ci sarà anche un solo musher che deciderà di uscire al tramonto, imbragare i cani, agganciarli alla tug line e alla tow line e con queste alla slitta (o al carrello) e trascorrere con loro intere giornate e intere notti al freddo; rincasando anche due o tre giorni dopo. In fondo non può proprio essere uno sport. Pensiamoci bene, e provo ad estremizzare ed esasperare l’esempio: una qualunque attività sportiva è limitata agli allenamenti e alla prestazione agonistica della gara (o se amatoriale ai soli allenamenti o simili); un normale sportivo ha una vita “normale”. Può andare liberamente in vacanza ovunque, senza limiti di tempo; può uscire tutte le sere che vuole; può fare un lavoro che lo porta lontano da casa per settimane o mesi. Un musher che ha lo sled-dog e il mushing come parte integrante delle sue cellule non può essere né un atleta né uno sportivo vero e proprio: la vita coi cani, proprio perché è uno stile di vita, ti condiziona piacevolmente 365 giorni all’anno, ventiquattr’ore su ventiquattro. E non si tratta di un organizzarsi, ma una libera scelta.

3. Marco Ossola e il suo team durante un’uscita sul Moncenisio in preparazione della stagione su neve

Scrivo tutto questo perché credo che nello sled-dog – come attività evidente del musher – la gara, intesa come competizione sportiva agonistica competitiva, sia poco importante. Mi spiego meglio. Parlando con differenti mushers, in loro ho notato un pensiero che mi è particolarmente piaciuto, che così possiamo riassumere: “La gara, non è nemmeno la punta del nostro iceberg di vita coi cani. In alcuni casi della gara possiamo farne a meno”. E questo è meraviglioso. Come altrettanto meraviglioso è sentirli testimoniare un altro postulato: “Quando ti iscrivi ad una gara di media e lunga distanza (così come in una sprint), se il risultato arriva, bene: sei contento per i tuoi cani. Ma se non arriva e i tuoi cani compiono ugualmente il loro lavoro, devi ugualmente ritenerti contento e soddisfatto”.

4. Lele Scarioni col suo team di Alaskan Husky

Questo perché i cani sono l’unico elemento fondamentale: il passare ore e giornate con loro, immersi nel totale silenzio della natura. Uno degli aspetti che fa essere una persona un musher è la voglia di stare coi propri cani da slitta, di condividerne emozioni, esperienze: di poter crescere in simbiosi con essi. Un musher non farà mai il musher e l’attività di sled-dog solo per fare gare: sarebbe una bestemmia. Fare sled-dog è vivere i propri cani, portarli ad assecondare la loro natura di cani da slitta. Chi ha detto che lo sed-dog è un’attività agonistica sportiva che implica esclusivamente gare? So di musher che fanno una sola competizione all’anno, e a volte nemmeno quella: ma percorrono centinaia di chilometri per il solo amore dello stare coi cani.

5. Filippo Cattaneo, musher e allevatore, col suo team di Siberian Husky

Se pensiamo anche alla storia, le prime gare sono fatte non da atleti né da sportivi: ma da cercatori d’oro, avventurieri e uomini liberi. Queste gare si svilupparono nel Nord America, in Alaska; erano sì gare, ma fatte per vedere quali erano i cani migliori, i più forti, i più resistenti e i più veloci. Si può dire che ancora oggi, le gare, vedono al centro il cane? In alcuni casi ho dei fortissimi dubbi. Se il cane fosse davvero al centro, il vero protagonista, perché ad esempio fare gare (prevalentemente su terra) a settembre, fine marzo, aprile e addirittura maggio? Forse perché quello che conta è, oggi, solo l’aspetto agonistico umano?!?!

6. Il musher Giuseppe Prampolini col suo team di Siberian Husky
7. In alto: il legame che il musher crea coi suoi cani va al di là delle semplici parole; in basso: il team di Alaskan Husky di Giuseppe Prampolini durante la Traversata Balla Coi Lupi ed. 2017

Relativi a discorsi recenti a cui ho assistito riguardanti nuovi sviluppi della disciplina, disquisizioni su regolamenti, affiliazioni, federazioni, eventi e competizioni, a decine di parole lette e qualche dibattito, ho constatato una cosa – e non solo io: da tutto ciò mancano i cani. Si sente parlare per l’appunto di regolamenti, di affiliazioni, di enti di promozione sportiva, di federazioni, di eventi e competizioni accompagnate sempre più da roboanti aggettivi e superlativi assoluti; ma in tutto questo, i cani dove sono finiti? Perché, ad esempio, gare in luoghi geografici caldi e umidi, con temperature superiori ai 15° e 20° ve ne sono ancora parecchie! L’altra sera ho provato, in maniera del tutto truffaldina e quasi sciocca, a chiedere ai miei cani se preferiscono una gara X da una gara Y; se preferiscono un ente X da una ente Y; una federazione X da una federazione Y. Beh, non ci crederete, ma non hanno risposto. Credo vividamente che ai cani da slitta importi solo che la loro natura venga assecondata. Le gare, i regolamenti, le strutture gerarchiche di potere, politiche ed economiche, di tesseramenti e quant’altro, a loro non interessa. Sono gli uomini che vogliono tutto questo. E sempre di più mi sto purtroppo convincendo che in molti partecipano alle gare solo per soddisfare la propria voglia di competizione, la propria voglia di prevalere (sportivamente parlando) sull’altro.

8. Alcuni momenti dell’avventura alla Polardistance 2017 del musher Luca Fontana e il suo team di Siberian Husky

Le gare sono belle e occasioni da non perdere se nascono dalla voglia di mettere il cane al centro, di incontrare amici, di scambiare opinioni, di stare insieme (gare così, grazie a Dio, ci sono e continueranno ad esserci). Le gare debbono essere anche quel momento per dare la possibilità a quanti, amanti dello sled-dog, cercano piste battute per poterlo praticare: al di là di essere musher professionisti. Ma le gare non sono tutto! Personalmente, i momenti più incredibili e significativi per i miei cani e per me li ho vissuti lontano dai circuiti di gare, in un clima di tranquillità psicofisica quasi anacronistica: in mezzo alle Alpi o sugli Appennini tra mushers che al centro del loro progetto hanno solo i loro cani.

9. Svezia 2017: il team di Luca Fontana negli spazi sconfinati della natura selvaggia

In alcune competizioni però quello che noto è un crescente e preoccupante spirito agonistico che coi cani centra ben poco. Certo, federazioni, enti, associazioni sono importantissime: ma al centro debbono esserci i cani da slitta; altrimenti sono solo giochi frutto del carattere umano! Appagamento autoreferenziale di quell’umanità volta a far prevalere se stessa a scapito di tutto!

10. Il musher Ettore Kamm nel bianco più totale col suo team di cani da slitta, durante la Traversata Balla Coi Lupi

Affermo ciò, perché ormai troppo spesso si vedono sul podio solo i (presunti) musher: sempre meno cani finiscono con le medaglie al collo. Mi piacerebbe che in Italia si adottasse un piccolo gesto significativo: premiare tutti i cani dal primo all’ultimo. Questo perché un cane da slitta se vi porta da un punto A (partenza) ad un punto B (arrivo) compie il suo lavoro e per ciò va premiato. Lui, non l’essere umano, che è solo un tramite, un conduttore. Mi piacerebbe che chiunque vada a podio (perché comunque in una gara un podio e una classifica ci devono essere) ci vada col proprio cane: questa è purtroppo un’abitudine che in pochi hanno (e basta vedere le fotografie: dalle gare di sled-dog su neve e terra alle gare di quelle attività derivate da esso quali il canicross, il dogsocooter e il bikejoring). Mi piacerebbe che si gareggiasse ciascuno col proprio/i cane/i. Mi piacerebbe che il cane da slitta – in tutte le sue varianti etologiche (ma pur sempre da slitta, ossia selezionato per tale compito) – torni il vero protagonista. Perché i cani non possono parlare; ma se lo spirito umano si insinua anche nel profondo di queste attività, allora tutto è a rischio estinzione.

11. A sinistra: un momento della Traversata Balla Coi Lupi del team di Ettore Kamm; a destra: Ettore Kamm sul podio di Splugen 2018 (fotografia di Marco Quaraniello – http://www.spynight.net) . Perché un vero musher sa che il merito dei risultati è solo dei cani e del lavoro di squadra: sul podio, un vero musher, mette il proprio cane con al collo la meritata medaglia. Perché i cani vengono sempre prima di tutto.

 

Quello che finora ho imparato è che il mushing è uno stile di vita; che lo sled-dog è un assecondare la voglia di neve dei cani da slitta; e che tutto questo viene fatto nel massimo rispetto delle leggi della natura e degli animali. Che sono ben differenti dalla pochezza dello spirito di certi uomini! Il mushing è come una sorta di “religione” panteista legata alla natura e lo sled-dog il suo rito e la sua cerimonia più sacra!

12. Il musher Piero Natali col suo team di Siberian Husky, con il quale ha condiviso centinaia di avventure
13. Il team di Alaskan Husky di Piero Natali durante un’uscita di preparazione per la stagione invernale
14. Piero Natali e gli Alaskan Husky nell’ormai imperdibile appuntamento della Traversata Balla Coi Lupi, sugli Appennini.

Viva i cani da slitta; buon cammino e, per una volta mi sia permesso scriverlo (nonostante non mi senta un musher), good mushing a tutti!

15. Marco Ossola e Lucinda (una delle sue leaders): il rapporto che il musher crea coi suoi cani è di assoluta complicità
16. Il musher Antonio Ballatore col suo team di Alaskan Husky durante l’Alpentrail ed. 2004
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